Sete di bellezza

Un pittore vero sa farti respirare anche l'aria di quel che vedi, e gli odori, e i rumori e i silenzi.
Scopri allora che davanti a un quadro non usi solo gli occhi, ci stai fino a che non è il quadro a stare davanti a te. Un' immersione insomma. Da gustare in silenzio.
Per questo non mi piacciono le corse nei musei, a tutti i costi vedere tutto, le mostre affollate, il chiasso e la moda delle mostre 'alla moda'.
Però...però...
Ci sono posti e situazioni che favoriscono, ma sono sempre una sorpresa.
Ascolteresti mai un pezzo di Bach o Beethoven o Mozart in mezzo al casino?  Però quando metto un cd classico a scuola, i pargoli abbassano la voce...
E i Pink Floyd o Springsteen? L'emozione di sentirli in uno stadio è imparagonabile...ma che mi dici quando sei da solo in macchina, con i bassi ben regolati?
E le poesie? Szymborska per esempio l'ho scoperta sul...tram.
Dante l'ho conosciuto sui banchi di scuola ma l'hanno anche declamato ai crocicchi delle strade.
La bellezza di un albero fiorito può sorprenderti quando aspetti al semaforo, e gli occhi profondi di qualcuno guardarti attraverso la vetrina di un bar mentre passi con la bici.

Certo, la bellezza ha i suoi luoghi privilegiati. Va protetta, curata, cullata, favorita. Ma la sua nobiltà, la verifica, la prova della sua verità è che rimane bellezza anche in mezzo al fango, è così 'di tutti' che non si lascia schiacciare da nessuno. E allora? Qual è il problema?

E' tutto nel mio sguardo e nella mia sete. Solo se non sono distratto io posso essere sorpreso e così, anche in mezzo alla folla e alla confusione accusare il colpo, cadere ferito da un'improvvisa gratuita bellezza. Non fare lo schizzinoso e lo snob, non è il luogo e nemmeno la circostanza 'ideale' a farti godere delle cose: è solo la tua sete.

La bellezza, davvero, è per gli insoddisfatti.



Come una goccia sulla pietra calda...

...forse è proprio qui il punto, il punto malato dove la cattiveria trova la sua culla, il luogo dove è messa a dimora, covata e giustificata, nascosta...più che nascosta, camuffata...no, l'aveva detto bene, benissimo Hannah: banalizzata.
"Il male del mondo non è finito e noi tutti lo possiamo fare" cantava un mio amico.

Di cosa sto parlando?
Del punto centrale, almeno per quanto ne capisco, del punto centrale del film di Margarethe Von Trotta "Hannah Arendt".
Nell'interrogatorio al nazista Eichmann ci sono parole che mi hanno fulminata.  Ho sentito un contraccolpo sordo alla bocca dello stomaco:  ho scoperto con orrore la familiarità di certe affermazioni: "non ci si può opporre, di fronte agli sconvolgimenti della storia, una azione libera non avrebbe successo, sarebbe come una goccia sulla pietra calda" come dire
"una goccia nel mare" giustifica la sonnolenza della coscienza, l'ignavia, giustifica le pantofole e la poltrona del piccolo borghese. Che male c'è? Che male c'è? Dio mio, l'orrore più grande è non vedere più l'orrore!

Ecco dove si trastulla l'infamia: nella nostra "saggezza".
Quante volte? Quante volte mi sono sorpresa a pensare davanti ad un compito difficile, davanti ad un bambino che continuava a sbagliare, alla scuola che non funziona, alla politica che fa schifo, al rubinetto che perde..."che ci vuoi fare? è inutile, sarebbe come una goccia nel mare", così... parole per andare via tranquilla.
Non si tratta neppure di mancanza di coraggio, è proprio rinunciare ad essere umani, o, come diceva Hannah "rinunciare al pensiero". E qui chi si intende di filosofia potrà parlarmi della comparsa nella storia del concetto di persona, il sorgere di un'alba nuova nel cammino dell'uomo.
La certezza di tutti è che con le ideologie l'uomo, con la sua capacità di pensiero oltre che con la sua carne e il suo sangue, è stato calpestato, usato, torturato... ma ora ne sono sicura: non è finita.
Certo, non solo perchè al mondo ci sono ancora campi di concentramento, gulag, violenza ma perchè è diventata sistematica, alla moda, tranquillamente sostenuta, propagandata, ammirata, resa protagonista delle prime serate televisive quella orrenda saggezza del chiamarsi fuori dal coro; e non per rimanere soli davanti al tribunale della propria coscienza, no, per intrupparsi in altre giustificazioni collettive "organizzate gerarchicamente" perchè... a che mi serve essere libero, solo con la mia coscienza? Tanto sarebbe come una goccia sulla pietra bollente.
E allora ci costruiamo tante belle camerette a gas, dove soffocare il dolore, il disagio, la malattia, la diversità... tutte quelle faccende scomode insomma che risvegliano quella cosa che ci fa tanto uomini: il pensiero.


E così mi sono chiesta: che cosa c'entra con me il signor Eichmann?
Che cosa c'entrano, per esempio, le sue orride parole con il fatto che fra poco si va a votare per l'Europa?
Qual è l'Europa che voglio?
Quella della persona e del pensiero umano o quella che ha inventato e si trastulla ancora con la banalità del male?

P.S.
e, giusto per ricordarlo a me stessa, ho avuto la fortuna di conoscere un uomo che anche a me ha detto "ti auguro di non rimanere mai tranquilla".
Non fosse altro che per queste parole ho l'ardire di chiamarlo padre mio. Potessi esserne degna... almeno usando la mia facoltà di pensare.