Memoria

Oggi mi fermo e penso un po' a cosa trovo dentro una parola.
Le parole non sono mica cose impalpabili. Questa per esempio è bella pesante, di luce e di ombra. Tanto pesante che non è affatto facile pronunciarla a cuor leggero: memoria.
Memoria di cosa?
Memoria di un male fatto?
Sarebbe ancora troppo facile, troppo comodo... accomodante per noi tutti. A volte ci si siede sul passato come su una comoda poltrona... 'ecco fatto'...'è successo' 'passato' appunto... celebrazione e stop... coscienza immacolata.
Ma quello che è successo non è poi così distante nel tempo, non è poi così distante nello spazio... oggi, qui.
Memoria di un male che è troppo facile da incontrare, e soprattutto, troppo facile da fare. Una canzone che conosco recita 'non è difficile essere come loro'.
Ecco, a me sembra che non faccio davvero memoria fino a che non arrivo a capire che io, io stessa sono capace di fare del male. Sensi di colpa? No, solo realismo: vorrei fare bene ma mica ci riesco, inutile stare qui a prendersi in giro!

Ho visitato Aushwitz.
Cosa mi ha tolto il fiato? La montagna di spazzolini da denti. Ma, insieme, anche il pensiero che forse molti degli aguzzini avevano figli e forse sapevano cantare loro delle ninne-nanne,  forse sapevano pronunciare parole d'amore alla loro donna, forse eseguivano ordini solo perchè così era la procedura.
Nessuna giustificazione intendiamoci, erano cattivi... davvero. Ma quanti di loro si saranno seduti un momento e guardandosi avranno detto a sè stessi: 'sto facendo del male, sono cattivo'? La cattiveria era una cosa normale, perciò invisibile... a loro stessi.
Ecco la cosa più atroce, non che si faccia il male... ma che non si veda, che sia banale... routine, invisibile crimine quotidiano. Invisibile anche se non nascosto, che sta anche con le carezze sulla testolina di tuo figlio.
Sempre ad Aushwitz ho visto una cella piena di fiori freschi, la cella di un uomo che si è offerto di morire al posto di un altro.
Ad Aushwitz si vede il cuore degli uomini... il mio anche: capace di cattiveria, capace di bontà. Cosa e chi ci aiuterà a stare dalla parte giusta del nostro povero cuore?


Ascolta, succede adesso...

Mobi Dick

Più che una mela mi ha dato l'impressione di una lenta, enorme balena bianca. Si lascia manipolare, attraversare, ferire, corteggiare, rivoltare... ma solo in apparenza. Sa di essere un gigante capace di stritolarti, eppure, se guardi bene, i suoi piedi sono d'argilla. Strano, ma in mezzo a quei grattacieli non mi sono mai sentita piccola, meno sola di quanto pensassi, osservata, sì e quasi invidiata oserei dire. Ha una strana capacità di accoglienza, ti accorgi subito però che più di un offerta assomiglia ad una domanda. Una balbettata e nascosta domanda, perchè se ne vergogna...lei, di domandare, la città che non dorme mai... ti teme. E se è aggressiva è solo paura. Come se avesse paura di conoscerti e affezionarsi a te.
Ha tutto, ma ho l'impressione che le manchi il coraggio di avere tempo, il tempo che occorre ai legàmi. Entusiasmo, allegria, pacca sulla spalla, chiasso...sì ma per un quarto d'ora. E' una città che ha paura di fare amicizia. Una bellissima balena bianca che, tristemente, naviga sola in mezzo all'oceano: così ho visto New York, ed è stato un amore a prima vista.



Il ricordo

Forse ci sono complicazioni con le altre playlist.... vediamo se questa funziona. Il tema questa volta è tutto quello che ha qualche parentela con il ricordare E' una playlist aperta, significa che se qualcuno ha voglia di aggiungere brani lo può fare collegandosi al sito...carino tra l'altro.
ciao ciao



del ritorno

...sul ritorno a casa si possono dire tante cose. Come lo vedi?... prima che uno stato d'animo è un fatto. Ritorni e cosa trovi? Chi? In fondo sei stato via pochi giorni. Mica da farci su tanta filosofia. Eppure aprendo la porta ti guardi intorno e per una frazione di secondo la distrazione, l'abitudine, l'ovvio ti dà una tregua. Cogli l'attimo e freghi lor signori: c'era un'attesa di te. Niente di romantico, solo un fatto: oggetti e faccende da sbrigare che avevano bisogno della tua presenza, non fosse altro che quel sacchetto di carte da buttare, incombenza rimasta inevasa, in sospeso. Il ritorno è come un respiro che riprende, uno spazio che si riapre, un luogo che rivela una presenza: la tua. E poi, ma sì, un'altra presenza: quella di chi ti attendeva.
E sono arrivata a questa consolante conclusione: per quanto si possa essere soli c'è sempre un luogo nel mondo che ha bisogno della nostra presenza. Perchè siamo bravi e indispensabili? Ma no...dai! Perchè siamo al mondo, esistiamo. E nel mondo abbiamo un compito, per quanto piccolo... il nostro, quello di colmare lo spazio nostro con il nostro esserci, la nostra faccetta... o facciona.
Allora bentornati! A tutti quelli che non se lo sentono dire mai, a tutti quelli che non vanno mai via, a tutti quelli che sono ancora in giro, a tutti quelli che hanno timore di ritornare: bentornato, bentornato, bentornato al solo, unico, esclusivo posto che è tuo... che senza di te sarebbe vuoto.

Playlist per l'inizio dell'anno

Ogni tanto... per stare in compagnia degli angeli... buon 2012!! Ciao ciao