albero 'maestre' (ovvero maestre col mal di web) 1

Da un po' di anni ormai mi capita di navigare su e giù per la rete in cerca di cose che mi servono per la scuola, la mia finestra dei preferiti ormai strabocca, alcune maestre mi invitano a condividere....giusto! Ho pensato di provare così: ogni tanto faccio la recensione di un sito che ho visitato. Sì lo so che l'acqua calda l'hanno già inventata da secoli, e che Colombo ( o era IL colombo? mah!) ha già fatto l'uovo...ma è solo una faccenda mooooolto casalinga, mica devo diventare la blogger dell'anno! Quindi per ora credo sia sufficiente. Vediamo se funziona e serve, casomai dovessi avere un successo strepitoso farò un po' di ordine.

Inizio con la musica.
Il sito si chiama Semplicementemusica
è diviso in diverse sezioni, storia, geografia, strumenti, suoni e rumori...
Molto utile la parte degli strumenti, una breve spiegazione è accompagnata da un esempio sonoro liberamente scaricabile in formato zip.

La prima cosa che mi è venuta in mente da fare è la costruzione di una piccola tombola sonora da utilizzare in classe. Si possono ascoltare gli strumenti singoli e poi cercarli tra gli altri in brani a mano a mano sempre più complessi, un gioco dell'ascolto, una 'caccia al tesoro sonoro'...insomma ognuno ci può mettere il nome che vuole. Ma questa è solo una piccolissima idea... e neanche tanto originale.

Carina la sezione geografica con esempi di brani per ogni regione italiana. I suggerimenti didattici sono semplici e ben utilizzabili, senza tanti paroloni e sbrodolamenti di pedagogese , insomma proprio una cosa utile che fa onore al suo nome: Semplicemente musica.

Per accedere direttamente ecco il link
ciao ciao!


cosa 'fa' un maestro

Questa mattina studiavo geometria. Fra un biscotto e l'altro: il punto, la retta e compagnia bella.
"Ehi! ma una maestra 'ste cose non dovrebbe già saperle?"
Ecco. A parte il fatto che ogni volta che sento questa musica mi viene voglia di spegnere lo strumento...devo dire che io veramente non sono mai troppo sicura di quello che so, nel senso che.... "non si è mai finito di imparare".
E dopo questa pietra miliare della saggezza popolare, riprendiamo il filo, no, la retta.
Geometria dicevo, ma avrebbe potuto anche essere il passato dei verbi, la caduta dell'impero romano o la ricetta della pasta alla carbonara. Alla fine, proprio lì, quando hai finito di leggere, quando sei tranquillo perchè hai capito, quando sapresti rifare i passaggi senza rileggere....quando hai studiato insomma...insomma lì si comincia davvero. Lì inizia una delle cose più belle del mio mestiere, inizia con una domanda: "...e adesso come lo faccio capire ai pargoli?".
Potrebbe esserci una soluzione: spiegazione, trascrizione esercizi, compiti, interrogazione.
Ok come dire: noia!
In fondo insegnare è un po' come cucinare: puoi farti un giro veloce al supermercato, riempire il carrello di  "salti in padella" e precotti e una volta a casa infilare tutto nel microonde, oppure...
Oppure girare tra i banchi di frutta e verdura del mercato, guardare, annusare, toccare, scegliere perchè devi preparare qualcosa di unico in cui fanno festa tutti i sensi.
Il problema non è la fatica, il problema è davvero il godimento!
Allora come la spiego la retta ai bimbi? No, non posso dare una definizione precotta in padella....gliela devo cucinare in modo che gli vada giù cantando, e mentre sono lì tra pentole e fuochi matematici le mie papille razionali sudano e si divertono.
In-segnare...in-dicare...dare una direzione a gambette che hanno voglia di correre.

Il segmento come "il percorso più breve che collega due punti P e Q nel piano euclideo" a un bambino fa lo stesso effetto di un piatto di zucchine bollite e insipide, occorre che i segmenti diventino un bel piatto di spaghetti da risucchiare e sbavarsi il mento...roba che si mangia con gusto...roba che si può prendere e pasticciare nel piatto, e anche mangiare con le mani se occorre. Le buone maniere le impariamo dopo.

"Allora bambini, qual è la strada più corta tra casa e scuola? Andiamo a fare un giro che poi lo segniamo sulla cartina"

Cosa fa di un maestro un maestro? La cucina casalinga.



ascoltare musica

Pochi giorni fa concerto. Musica da camera. Violoncello e pianoforte, Beethoven il primo brano e Chopin il secondo...difficile. Interpreti bravissimi, affiatati, impeccabili.
Mentre ascoltavo, con la coda del pensiero, mi guardavo....si ascolta la musica nello stesso modo in cui si vive. A volte incuriositi, spesso distratti, sorpresi da un accento nuovo e in attesa. Poi, nuovamente svolazzanti a pensare ad altro. Mi sembrava di avere il singhiozzo. Perchè quei brani, pur belli, non mi prendevano? Magari perchè era musica 'difficile'? Forse, ma non sono del tutto sicura.
Ad ogni modo, a concerto finito ho fatto un po' di domande ad un amico violoncellista, e mi si è aperto il cielo!
Due parole, non una lunga spiegazione, e già questo mi ha stupita: "esperto" è chi conosce per esperienza, e per risponderti non ha mica bisogno di tante parole, ti racconta semplicemente di sè.
"Vedi, ci sono musicisti eccellenti, perfetti nella loro interpretazione, ma la musica ti prende solo se riescono a farti cantare"
"intendi cantare proprio?"
"sì, come si fa sotto la doccia! Bè, certo che se sei in una sala da concerto ti devi un po' contenere..."
Poi qualche notizia sul brano di Chopin. Fine.
Di questo avevo bisogno! Non di sapere come si mettono le dita per ottenere un determinato suono, o quanti fratelli aveva la suocera di Chopin.... ma ce l'aveva?
Ho capito che se mi avesse detto prima quelle due cosette avrei certamente ascoltato meglio.
Sì, ascoltare la musica è come vivere, se non hai un punto di riferimento fai davvero fatica a stare attento, tutto ti scappa da tutte le parti. Se nessuno ti indica la strada...ti perdi a inseguire farfalle.




ascoltare come da bambini

Ti ricordi quando eri piccolo, quando ti portavano a passeggiare sulla riva del mare? A cercare conchiglie?
Ti avevano detto che se l'accostavi all'orecchio, e stavi bene bene attento però, avresti sentito il rumore del mare.
Erano conchiglie piccoline quelle che trovavi, non bastavano a farti sentire il mare. Però tu lo facevi lo stesso. Una manina sull'altro orecchio e gli occhi un po' chiusi...con gli occhi chiusi si ascolta meglio..."sì, sì lo sento!"
"Ma va là...non è il mare quello!" Qualche fratello più grande e saccente aveva una spiegazione bell'e pronta, una cosa proprio adatta a spegnere lo stupore.
Ma tu no, ci provavi lo stesso, forse era un bel gioco, e rimanevi in ascolto.
Poi ti hanno regalato una vera conchiglia, una di quelle grandi, quelle che il mare ce l'hanno dentro davvero accidenti, questa sì!
Era su qualche mobile a fare da fermacarte..."Non farla cadere che si rompe!"
"Voglio sentire il mare!"
"Sì, il mare a Milano! Dentro la conchiglia!"
Quando andava bene c'era il sorriso compiaciuto di qualche zia romantica "Il mare!" (sospiro) sorridevano, ma non è che ti prendevano proprio proprio sul serio.
Adesso lo so, il mare nella conchiglia c'è davvero.
E c'è tutta una montagna in un sassolino, e la vita del mondo in una goccia d'acqua. E c'è una storia bellissima in un quaderno nuovo, tutte le sinfonie in sette note e il paradiso intero nella voce di un bambino che canta. Perchè se il mattino non è l'inizio di una promessa, se le cose non sono altro che quello che vedi, se il tempo non serve a condurti da nessuna parte... allora perchè io desidero così tanto?

Io voglio il mare che sta nella conchiglia, tu no?