Cappella Sistina

Avrà pure fatto un'impresa a dipingerla...ma, accidenti, anche noi a vederla!
Tra le cose belle. Quelle che ti incantano e ti ammutoliscono al primo sguardo, quelle che ti fanno rimanere in silenzio, quelle che vorresti godere da solo o in compagnia di pochi amici, senza commenti, tanto la bellezza parla da sè, e gli amici capiscono dallo sguardo.
Tra queste cose gli affreschi della cappella Sistina...eppure.
Eppure eccoci in metropolitana: caldo, calca, spinte e urla. Intanto, da quel soffitto e dalle pareti, forme e colori che hanno incantato la storia ridotti a suggerimento come la pubblicità sui muri della metro.
E il massimo che ti racconta la guida è 'osservate lo sguardo di quel personaggio dipinto che vi segue in ogni posizione' la voglia di non essere soli al mondo ridotta alla bizzarria di un tromp d'oeil...

Ho visto gli affreschi di Michelangelo. Sono uscita chiedendomi 'ma posso dirlo veramente?'
Una volta si leggeva un libro, si guardava un quadro, si ascoltava un concerto per trovare una corrispondenza con il cuore, per conoscere e crescere. Una risposta alla tua sete insomma.
Richiedeva tempo, molto. Silenzio, tanto.
Ora la bellezza si usa, si è contenti solo di dire 'l'ho visto'...ecco, trimbrato il biglietto, passiamo alla prossima moda. Ma cosa ti ha detto non sai, non ti ricordi. E dentro di te le immagini e i suoni si confondono, fanno un gran minestrone assieme a quello che vedi altrove o che, peggio, altri vedono per te.

Eppure...eppure Michelangelo e il suo tormento, Michelangelo e il suo talento sono sempre là, mi parlano lo stesso, un sussurro tra le grida....e la mia sete ha bevuto lo stesso, miracolo dell'irriducibile cuore umano, basta l'eco sottile di una cosa vera e subito viene risucchiato!
Quei colori, i gesti, le forme danno voce a una cosa che grida anche dentro di me: voglio qualcosa che mi riempie la vita, voglio una soddisfazione vera, voglio vivere e respirare a pieni polmoni, voglio essere rifatta e ricreata nuova ogni volta che faccio pasticci..insomma voglio un abbraccio vero e per sempre.

Povero mondo, che invece di contemplare la bellezza la fotografa per metterla su facebook... e poi non se ne ricorda più.
Non c'è più esperienza c'è una bacheca. Non c'è più desiderio c'è solo 'mi piace'...click


Ma il Cristo giudicante è sempre là, con il suo volto sereno e forte, con la sua mano alzata in un gesto potente e dolce: 'vi attirerò tutti a me.... e allora sì che vi saprete godere la Bellezza!'





Ho visto la Cappella Sistina: un incanto!

ascoltare

Come si fa? Come si fa ad educarli? Come si fa ad educarli a quella cosa espressa con quella parola ormai sconosciuta: "ascoltare"?
"Non sanno ascoltare"
Quante volte ho sentito questa frase? Una collega, una mamma, un'amica...
"Non mi ascolta"

La situazione è questa:
hanno otto, nove, dieci anni...sono tutti (quasi) seduti al banco, sei lì che aspetti il momento opportuno, segnali la tua presenza con una postura adatta, insegnare è stare sul palcoscenico a volte.
Schiarisci la voce, batti le mani...nulla.
Alzi il tono e ripeti...nulla
Ti avvicini e alzi il volume...nulla
Ripeti, ripeti, ripeti...nulla
ISTERIA
Tutti si bloccano e ti guardano attoniti...
Si sono accorti che esiste un'entità diversa e da loro distinta...ohibò!
Ok! Allora inizi a dire la tua, si chiamava 'spiegare'...non so adesso....
"Aprite il libro a pagina tot..."
Faticosamente metti insieme tre frasi, te ne mancano altre due e...
"Maestra che giorno è oggi?"
Ricominci da capo, ma proprio da capo, da quando tentavi di far notare la tua presenza...hai presente risalire la china con il carico che ti era caduto a valle?
Finalmente una specie di silenzio e...
entra la bidella con la circolare!
Questo succede almeno dieci, dico DIECI, volte al giorno (bidella compresa).
Apro un dibattito, vi prego rispondetemi dall'abisso del nulla: cosa significa educare ad ascoltare?

ciao ciao

Sagrada Familia, Gaudì

Pochi giorni fa ho potuto vedere un filmato sulla Sagrada Familia. Non un documentario, solo foto e musica.
Era una situazione particolare, la disposizione d'animo e l'ambiente adatto per fare spazio alla bellezza.
Così mi sono innamorata di questa cattedrale. 
Certo che ne avevo sentito parlare... foto, racconti, entusiasmi...tanto che io, bastian contrario, mi ero stufata anche un po'...quando tutti hanno da dire qualcosa su qualcosa...quella cosa non mi interessa più, vado in 'cimbali', non so cosa pensare.

Allora? 
Allora eccomi qui, a smentire me stessa e balbettare una meraviglia.

Sagrada Familia: ovvero della passione.
Di tutta questa bellezza ho avuto un'eco. Di tutto il lavoro, del sudore, della fatica. Perchè non c'è come un'architettura a ricordarmi che l'arte è lavoro, uso, funzione, servizio per quel che deve fare l'uomo, per quello che deve vedere e per quello che deve pensare mentre vede e lavora.

Gaudì ha guardato intorno a sè ed ha plasmato lo spazio come fosse materia, ha fatto fiorire la materia come fosse un giardiniere ed è cresciuta la pietra come fosse la sua preghiera.
Ma tutto questo è solo la superficie, è dire 'che bello' solo perchè è facile....lo dicono tutti!

E invece non è facile.
Rimanere fermi alla superficie è sentimentale. E', appunto, rimanere fermi.
Ma se ti addentri nella bellezza incontri l'imprevedibile. E cosa c'è di più imprevedibile in una verde e bellissima foresta di una terra desolata e arida? Proprio lì, nel mezzo.
Ma, che sorpresa... un'aridità che non nega la bellezza, anzi, la esalta.
Aridità, solitudine, tristezza che ti spingono, ti costringono, ti accendono il fuoco della passione.
mentre le bellissime immagini scorrevano io pensavo a Gaudì, il signor Anton curvo sul suo tavolo di lavoro, alle prese con un problema di misure, o semplicemente a lottare con un mal di testa. La sua fatica come pane quotidiano, così dentro, così presente a dare assetto alla smisurata e incompiuta bellezza della sua cattedrale.
Ed ecco tutti i passaggi aridi e noiosi della mia giornata, tutto il deserto del mio desiderio, la fatica spicciola del lavoro, che sembra inutilmente senza fine e senza scopo, senza un disegno completo...è invece l'armatura di questa costruzione.
Nella fatica, nel deserto non è negata la bellezza, se non fosse anche lì, soprattutto lì, allora perchè stupirsi? Perchè vivere? Perchè?