il Giappone, il nord Africa... mi riguarda

Piccola, impotente e lontana? Si, certo. Inutile pensare che adesso salviamo il mondo o cose del genere. Ma  quello che succede nel mondo mi riguarda. Cosa dicono a me queste storie? Solo che io sono una goccia in mezzo al maremoto?
Usare cuore e ragione per conoscere il mondo. Dove cuore non è solo stato d'animo...del tipo 'poverini loro...meno male che non abito lì... di chi è la colpa...?' e non mi basta una ragione che si limita a definire i torti e le ragioni, la logistica del soccorso, nucleare si o no.

Cosa significa tener conto di tutti i fattori? E' l'elenco di tutte le variabili? Cercare lo spillo in tutto il pagliaio del mondo?
Che stress! Che posso risolvere?

Io capisco solo una cosa, tutti questi movimenti di popoli, i cataclismi, gli interrogativi sull'energia mi chiedono di cambiare in qualche modo. Al di là dei provvedimenti che prenderà la politica, io non posso aspettare che qualcuno decida per me a casa mia, e la mia casa è il mondo.

Il mondo è in subbuglio, e io che faccio? Mi sposto e impreco contro la politica? Santo cielo... è da un po' che ho passato l'età dell'adolescenza!
Qualcuno bussa alla mia porta, occorre aprire.

pensando al Giappone

Padroni di niente cerchiamo le ragioni di tutto il dolore.
Padroni di niente ma uomini che non si rassegnano a credere che il dolore sia l'ultima parola.
Nell'impotenza la sola forza forse è una indomabile domanda, più forte di un terremoto, più alta delle onde del mare, più profonda dell'oceano.
Una preghiera con il Giappone.

errori

Una persona candidamente perfetta, alla quale devo dire che mi sono affezionata, mi ha detto che non sono una maestra affidabile perchè ho sbagliato un accento.
Non solo, ma che dovrei vergognarmi dei miei errori ortografici invece di riderci sopra.
In effetti la cosa è gravissima, divertente, ma gravissima: sono totalmente priva di rimorso davanti a tali errori...! dovrei farmi curare.

Oltretutto, non pare essere l'errore la cosa grave, bensì la totale assenza di sensi di colpa grammaticali.
L'accento è diventato il nuovo peccato originale? Devo dire che quello di Adamo ed Eva era più...diciamo...divertente?

Sarebbe bello che il mio lavoro di insegnante, no, la mia vita intera, dovesse fare i conti solo con limiti di tal fatta!
Quello che mi fa contare le ore notturne, che mi fa rigirare nel letto per trovare una soluzione, quello che mi tormenta il cuore e non mi lascia un istante ha ben altro peso e misura.
E' lo scoprirmi totalmente incapace di amare la faccetta di bambino che ho davanti, è il non trovare le parole da dire quando mi chiede perchè deve far fatica o fallire. E' il non sapere la formula della libertà, è il non poter soffrire al posto suo.
Ho conosciuto bambini che non sapevano mettere gli accenti al posto giusto perchè avevano la mente occupata da orrori troppo familiari, bambini autistici che si rotolavano per terra perchè avevano paura di essere toccati, mentre io non potevo, non dico abbracciarli, ma anche solo guardarli negli occhi.
Ho conosciuto bambini capaci di cinismo a otto o nove anni perchè la notte erano lasciati in balìa di programmi televisivi feroci...'me l'hanno regalata...è nella mia cameretta...la posso guardare quando voglio'... e ogni volta uscivo da scuola in compagnia della mia impotenza, e forse anche di parecchi sensi di colpa perchè quel giorno avevo osato sgridarli per un apostrofo dimenticato.

Per molto tempo ho fatto a botte con i miei limiti, e ancora sono in guerra. Cosa mai mi potrà consolare, curare, guarire?
Ci sono diversi metodi per provarci: dimenticare e vivere come in un eterno luna park, farsi soccorrere da qualche strizzacervelli, convincersi che si è perfetti perchè si sanno mettere gli accenti al posto giusto e non confondere le dotte citazioni, già perchè insegnare consiste solo in questo... (?) oppure, oppure trovare qualcuno che ci ama così come siamo, non che si dimentica dei nostri errori, strabiliante! Li vede, li conosce e ci ama lo stesso! Lo stesso, senza aspettare la nostra perfezione.

C'è bisogno di un padre per poter sopportare i veri errori, ridere di quelli piccoli e tentare di convivere con quelli grandi, se proprio non si possono correggere.

Carissimo blogger Leonardo, che sogni ancora la maestra dalla penna rossa e ti tormenti sul centesimo materasso per un accento...oops...un pisello fuori posto, io ti auguro di iniziare presto a fare i conti con i veri errori che tormentano la vita, quelli dove non basta rileggersi quattro pagine di un manuale di grammatica per cavarsela...forse diventerai un insegnante meno perfetto e cavilloso ma sicuramente più tollerante con i tuoi alunni.

Un abbraccio a tutte le persone che sbagliano e sono vergognosamente prive di paura!
 

oggi mi butto sul politico...aiuto!!!

Indignazione. La parola più usata, abusata e sbandierata di questi tempi. Sinonimi? Scandalo, ira, irritazione, rabbia.

Ho quasi deciso di fare una cosa scandalosa, cercare di ragionare prima di indignarmi, e se ci saranno delle buone ragioni...allora mi indignerò, ma... dopo.

Allora, il tema è la scuola. Svolgimento:

l'ultima occasione, come se non ce ne avesse fornite abbastanza, ce la porge il cavalier Silvio, sì, lui, quello che riesce miracolosamente a tener unita la sinistra italiana. Esternazioni sulla scuola e su chi ci lavora.

Posso ragionare un attimo?
La dignità del mio lavoro, la bellezza, la ragione per fare sacrifici e reggere i fallimenti nel mio mestiere le ho scoperte un po' di anni fa, quando il cavaliere forse stava ancora suonando sulla nave...quindi, come non me ne ha elargito lui il beneficio, lui neppure me ne potrà privare, allora perchè prendersela tanto?
Mi si dice che ha il potere di dare o togliere soldi agli insegnanti? Che non permetterà mai una scuola di qualità?
Bene, in quanto a soldi non è che ci può togliere quello che non abbiamo, se avessi voluto fare i soldi avrei forse fatto la maestra? E fino ad ora le scuole hanno forse nuotato nell'oro?
Non permetto a nessuno di elargirmi la dignità, semplicemente perchè è una cosa che mi appartiene come il mio naso, mi è stata fornita con la mia appartenenza al genere umano, quindi se anche possono ammaccarmi il naso, nessuno ha il potere di togliermi la dignità, se non io stessa comportandomi da animale.
Allora danno più dignità alla scuola quelli che la considerano come un parcheggio per i figli? Oppure quelli che la paragonano ad un mezzo di trasporto..."come sono libero di prendere il taxi invece che il tram posso essere libero di scegliere una scuola non statale...basta che me la pago"?
Già perchè educare sarebbe esattamente come tenere un deposito bagagli o fare il tranviere. Ho rispetto per tutti i mestieri, ma se non vediamo la diversità allora è inutile che ci arrabbiamo con Silvio...lo seguiamo a ruota.

La scuola è un posto di esseri umani adulti che secondo il loro cuore, la loro intelligenza, l'esperienza e altre bazzecole, come passione, dedizione, lavoro...tentano di introdurre i piccoli alla conoscenza della realtà, secondo mezzi e metodi liberamente scelti. Non abbiamo le tecnologie all'avanguardia? Non abbiamo aule grandi e fornite di materiale? Abbiamo acqua che filtra dai muri? Certo sarebbe meglio avere il meglio, ma non per questo è impossibile educare... mi servono solo due cose: un cuore umano curioso e la realtà.
Tutto il resto è grasso che cola.
Gioco al ribasso? Mi spiace no, e ancora no. Gioca al ribasso chi pensa che per fare la qualità della scuola sia sufficiente una bella impalcatura di procedure per avere la patente iso 9000 vattelapesca, chi pensa che la dignità si misuri in base all'ammontare dello stipendio, o al consenso di chicchessia.
Certo tutte cose belle, ma io mi permetto di considerarle solo l'antipasto, cose che non disprezzo ma di cui ho fatto a meno fino ad ora. Di una sola cosa non posso fare a meno nel mio lavoro: la libertà di mostrare la mia faccia.

Punto due dello svolgimento:
scuola statale e non statale.
Ci sono bravissimi insegnanti nello stato e nelle non statali, mediocri insegnanti nelle non statali e nello stato. E allora? Dove sta la differenza? Appunto! Non c'è. E quindi in questo mondo così pieno di discorsi sulla tolleranza, la libertà, l'apertura eccetera eccetera...come mai questa paura della scuola non statale? Noi, che non abbiamo paura di lasciare che sia la televisione ad educarci i figli.
Si tratta di soldi? Scuola di ricchi e scuola di poveri? A parte che vorrei capire chi è mai diventato ricco facendo una VERA scuola... proviamo a chiudere anche solo gli asili parrocchiali, anche solo quelli, e vediamo in quale collasso rischia di precipitare la scuola statale... allora sì che potremmo davvero andare a insegnare l'ABC sotto gli alberi...ma questa parte del tema è solo accennata, per chi è interessato ho una carrettata di argomenti.
A proposito.... io insegno in una scuola statale in cui piove dentro ogni volta che c'è brutto tempo...;-) e giuro che non c'è nesso economico tra il buco sopra il mio tetto e la scuola dietro casa mia di un manipolo di genitori... anche perchè tirando la cinghia si pagano la loro scuoletta, e con le tasse pagano anche il mio tetto.

Comunque io di politica ci capisco poco... sono solo una maestra ;-))
ciao ciao