Klee: pittore poeta

Sto leggendo le poesie di Klee, sì, le poesie.
Mica lo sapevo che fosse anche poeta, e che poeta!
Meglio ascoltare lui, va bene?

Oh non lasciar morire l'infinita scintilla
nella misura stretta della legge.
Ma fai attenzione, non
allontanarti troppo da questo mondo!
Pensa di essere morto
e dopo molti anni di lontananza
ti viene concesso un solo
sguardo verso la terra.


Vedrai un lampione e un vecchio
cane con la zampa alzata.
Singhiozzerai dalla commozione. 

(1905)

...è possibile, è possibile vedere le cose consuete con occhi nuovi e scoprire che tutto ci può rubare il cuore, grati che la realtà ci sia.
'Grazie' è davvero la parola più bella del mondo.

buon compleanno Paul

19 gennaio 1839...nasceva Cezanne...auguri!
Non so perchè l'ho piazzato tra i miei preferiti. Non è tra i più facili da capire, ed io sono sicura di non conoscerlo bene. Ma non mi importa. E' come uno di quegli amici che ti affascinano ma che ti mettono anche un po' di soggezione. Li lasci parlare e li guardi. Quasi di nascosto però, prima che si mettano a farti domande difficili!

E Cezanne si lascia guardare, lentamente. Mi sono sorpresa a lasciar passare le mezz'ore intere solo sulla posizione di quattro mele su un piatto, senza stancarmi... anzi, nel completo riposo dell'occhio e della mente.
Mica ci riesco a fare grossi pensieri, davanti ai colori e alle forme io mi riposo. Mi immagino un pennello, una mano e un occhio, un uomo che sta di fronte alle cose e le vuole conoscere; c'è chi usa il microscopio, chi il ragionamento, chi usa il telescopio e chi occhi e pennelli... ma tutti, tutti che stanno lì a far domande a quello che hanno davanti.
Così mi piace stare tra le ciglia di Cezanne, scivolare e imbrattarmi sulla sua tavolozza e lasciarmi portare dal suo sguardo... a sbafo direi!

Mi piacciono i suoi frutti, così in bilico sui tavoli e tra gli strofinacci, protèsi... mi piace pensarli come l'immagine del dono, il dono di sè. Come qualcuno che è colto proprio nell'istante in cui fa partire l'abbraccio, potrebbe cadere, inciampare in una piega della tovaglia e rotolarti in grembo... che importa, è un istante di totale, incondizionata e spudorata offerta di tutto sè stesso.
Un sè stesso incompiuto forse, come quegli abbozzi di paesaggi appena accennati. Non aspettano di essere 'a posto' certamente più scandalosi di un nudo di Modigliani, ma quanto più innocenti! ...sono lì per me, così come sono, senza vergogna, senza pretesa.
Non so se Cezanne sarebbe d'accordo, ma non me ne importa un ciffolo. Nel momento stesso in cui un artista dona la sua opera al mondo...bè, è come un figlio, come diceva l'amico Bill Congdon. E i figli vanno per il mondo con le loro gambe, nemmeno un padre ha il permesso di definirli.
Così io guardo Cezanne, e commossa gli dico grazie... oltre che tanti auguri!


lo zucchero nel caffè

Ho scoperto una cosa piccola piccola. Ho scoperto qualcosa in più sulla preferenza.
La preferenza... quella parola normale che usiamo tutti i giorni, anche al bar... 'come lo preferisci? con o senza zucchero?' domande così, e mica puoi starci tre ore a decidere come lo vuoi il caffè... lo vuoi bere o no?
Insomma, dallo zucchero nel caffè al grande amore, andiamo continuamente su e giù dalle scale della preferenza.
Bè, innanzitutto mi piace credere che quando preferisco prima di tutto scelgo... non rifiuto, chi ci pensa al rifiuto?
Eppure in certi momenti sei lì che non sai proprio: '...questo? Quello? O quell'altro ancora?'....io risponderei 'tutto!' maaa....mi dicono che non si riesce. Più che non potere, proprio non si riesce ad avere la proverbiale moglie ubriaca seduta su una bella botte piena! E non per la scomodità di una moglie ebbra che ciondola per casa, neppure perchè non è 'morale'...ma, temo, solo per una legge fisica direi, quella che spieghiamo anche ai bambini, quella della vasca da bagno di Archimede, insomma dove sta una cosa non può starcene un'altra.
Lo so che il nostro cuore se ne frega della fisica e delle abluzioni dei matematici, ma scegliere dobbiamo.
Ma guarda un po' che strano...appena scelgo di mettere lo zucchero ecco che comincio a godermi il caffè.

Sì, un caffè è un caffè, mi direte voi...ma quando inizi a salire i gradini e ti accorgi che potresti sbagliare a scegliere l'amore della tua vita? O il lavoro? O la scuola per i figli?
C'è sempre più gente che non si decide mai, sempre più gente che riduce i desideri per paura di sbagliare... conosco bene questa paura, se fosse una materia di studio potrei avere la cattedra all'università.
Il risultato? Tante belle statue di marmo.
Conosco benissimo il tipo di lotta, le mie ammaccature cantano ad ogni cambio di stagione!
Giuro su quello che volete che sono pronta a singolar tenzone per difendere quel che dico: molto molto molto meglio rischiare per qualcosa che seppellirsi nel rifiuto. Molto molto molto meglio sbagliare piuttosto che la fredda tranquillità dei desideri sepolti.

E poi immàginati la sorpresa delle sorprese, la libertà più grande, la soddisfazione da fuochi d'artificio quando scopriremo che non siamo stati noi a scegliere ma siamo stati scelti... i preferiti siamo noi....hurrà!!!

quella roccia con una spada

Questa mattina lezione di Inglese. Storie e leggende celtiche e medievali... grandi storytellers gli inglesi! Ne conosciamo qualcuna, anche se ho dovuto spazzolare via un bel po' di polvere disneyana: Robin Hood non era una volpe e la collega di Mago Merlino non si chiamava Maga Magò... tanto per fare due esempiucci.
Comunque solo per rimanere in Gran Bretagna e Irlanda ne abbiamo di racconti! Nessy il mostro del lago, i misteri di Stonehenge, Causeway il sentiero dei giganti, l'anello di Albione, la fanciulla del lago, re Artù...

Re Artù, la tavola rotonda, Lancillotto...la spada nella roccia...ehi! Un attimo ragazzi! Ma se in Inghilterra la spada se l'è portata via il giovane Artù, con tutto quello che ne è seguito... io allora cosa ho visto quando sono andata in Toscana?

-Maestra che nessi fai? La Toscana non è mica il posto dove sta Firenze?
-Si...Firenze, Pisa, Siena....
-E allora...scusa, un po' lontanina dall'Inghilterra...tipo...qualche migliaia di chilometri? Che c'entra?

-Appunto che c'azzecca re Artù con l'Arno? E' quello che mi chiedo anch'io. Eppure... eppure guardate un po' questa foto:

 -Appunto la spada di Semola...
-E dai con 'sti cartoni animati!
-Si dai maestra, ci siamo capiti, Re Artù, la spada di re Artù prima che arrivasse Artù.
-E qui vi voglio! Questa spada è DOPO re Artù e non è per niente in Inghilterra ma in Toscana!
Non è mica un disegno, e neppure un trucco, questa è proprio una spada infilata nella roccia, tutta intera... guardate bene: non è un coltello nel panettone!

-Maestra allora se noi abbiamo la spada, in giro per il mondo ci devono essere anche la tavola rotonda e il sacro Graal!
-Questo non lo so, ma quel che so ve lo dico.
-La spada che vedete si trova nella cappella di Montesiepi vicino ai resti dell'antica e suggestiva abbazia di San Galgano, a circa 30 chilometri da Siena.
-Ma perchè?
-Giusta domanda ma un po' generica....perchè...cosa?
-Perchè è lì invece di essere in Inghilterra?
-Perchè è lì se dalla roccia l'aveva tolta Artù?
-Così va meglio...abbiamo una serie di domande interessanti. E le domande sono il nostro treno speciale.
-Per andare dove?
-Bè, ci possono portare in tanti posti... nel bel mezzo di una leggenda ma anche nel cuore di una storia vera.
-Ci andiamo?
-Suona la campanella ragazzi....la prossima volta!

la principessa Capricciosa 2

Allora... a che punto avevamo lasciato i capricci? No, non i vostri... quelli della Principessa Capricciosa!
'In effetti non erano nemmeno cominciati'
Si, avete ragione. Era tutta una premessa per arrivare al dunque.
Dunque...dunque...dunque? Ah sì...il principe stava per arrivare. Accidenti quale ebollizione al castello!
Finalmente scarichiamo la peste al bellimbusto azzurro... e questa è un'esclusiva che vi regalo, un filo diretto con il cervello del re suo padre. 
Piccolo bocciolo di rosa... la mia bambina si sposa! Mentre questa frase va pensata e letta con una bella voce acuta e un po' stridula... la regina madre era proprio appiccicaticcia alla sua pupattola lagnosa!
'Non lo voglio, non lo voglio e non lo vo-glioooo' e questa indovinate un po' chi è! Per la recitazione vi suggerisco un tono molto eccitato, isterico anzichenò, collo tirato, faccia paonazza e pugni chiusi... se volete potete anche pestare i piedi... ed ecco il bel ritratto di Capricciosa.

Mentre al castello si preparava la buriana, il principe cavalcava beato, e... beota, in mezzo alla valle. Già si immaginava le scene eccitate e convulse causate dal suo trionfale ingresso al castello. Gli OOOH...AHHHH! Il fendersi della folla e i languidi sguardi delle fanciulle.
'Mia diletta! Io dirò appena i miei occhi si poseranno sul bel volto della mia promessa sposa!'
E la voce del principe vi concedo di immaginarvela come volete.
Pochi passi ancora ed ecco all'orizzonte lo svettare delle torri sulla collina. E ogni torre il suo bel vessillo svolazzoso.
'La dolce dimora della principessa'. Il cavallo ebbe un sussulto e si impiantò a terra. Forse che proprio purosangue non era, e tra i suoi antenati almeno la testardaggine di un mulo avesse lasciato il segno, o forse per il fatto che voleva dimostrare di essere più intelligente del suo padrone... fatto sta che l'animale pareva deciso a non fare un passo in più.
'Forza destriero... coraggio mio fidato compagno... hop... heiò... e muoviti!'
Niente da fare, cavallo e conseguente cavaliere erano fermi in mezzo al prato, tra l'olezzar dei fiori e il cinguettio dei passeracei.
Il ragazzo d'azzurro vestito sempre con il sorriso sul labbro principesco,  al dire il vero un po' rigido, si decise a scendere di sella e, visto che nella testa equina non passava neanche l'alito del pensiero di seguire il padrone, lasciò il cavallo a pascolare tra insulse margherite e si incamminò solitario verso il castello.

Non passò neppure un giro di clessidra che un suonar di trombe e rullar di tamburi ruppero il silenzio della valle, a cui rispose puntuale uno scocciatissimo nitrito di principesca cavalcatura.
Evidentemente le sentinelle sugli spalti del castello avevano notato l'avvicinarsi del personaggio.

Insomma è meglio non farla tanto lunga, in men che non si dica il principe appiedato fu caricato su una carrozza di salvataggio e portato al cospetto del re.

Caro, caro, carissimo ragazzo! Allora saresti tu il fortunatissimo ( e coraggiosissimo, ma questa parola rimase ben serrata all'interno dei regali pensieri) che riceverà la mano della mia diletta figliola!

Ebbene sì caro padre, sento già la sua dolce voce dentro il mio cuore chiamarmi per nome !
In effetti non si stentava a crederlo, visto l'eco delle urla di disappunto che la 'diletta' non smetteva di lanciare da qualche ora.

E mentre nella sala del trono si riceveva lo sposo, nei principeschi appartamenti ci si tappava le orecchie:
'non lo voglio, mandatelo via...via...via...via!!'

2. continua



dritte per fifoni







Come si lotta contro la paura? Bella domanda!
Non si lotta...
E allora si soccombe?
No.
Hai presente quando nuoti? Più ti irrigidisci...più fai fatica, ecco, più o meno così.
La paura è come l'acqua, sei letteralmente immerso, sommerso nel lago della paura...ok! Allora niente resistenze. Tanto è inutile dirsi di non avere paura, o te lo dice un altro che ti mette la mano sotto la pancia, ti abbraccia e ti porta a riva...ma tu che vuoi nascondere?
Per quanto la notte sia buia... la notte finisce. Anche la notte finisce. Vuoi piangere? E piangi! Ma non dimenticarti di respirare, non dimenticarti del tuo nome, non dimenticarti che se hai paura è perchè temi di perdere qualcosa di bello. Il tuo nome e il tuo desiderio sono la regola, la definizione...la pasta con cui è stato fatto il tuo cuore.
La paura è il vento, anche l'uragano, la tempesta, il diluvio...ma non sei tu.
E se Dio sta dormendo sulla tua barchetta...bè...vuoi che non sappia quel che fa? Signore del vento e delle tempeste, ha ben saldo il timone. Ti lascia la paura chè non sapresti dare valore a nulla, bambino inconsapevole, butteresti le perle invece di conservarle, ma non ti abbandona alla disperazione.
Allora: un bel respiro e giù...che impariamo a nuotare pesciolino!

L'arte è un'obbedienza

Quando si rese conto che era proprio andato, trapassato...morto insomma, quasi sentì un sospiro di sollievo.
C'era qualcosa che ricordava, qualcosa di vagamente incompiuto, ma scrollò le spalle e avanzò, curioso, come sempre.
"Purchè il mio caro babbo non arrivi a rompere l'anima anche qui con le sue manie di grandezza. Voglio trovare mamma e fermarmi un po' con lei a raccontare balle, facezie e storielline. A farci i solletici con un po' di barzellette.
 Niente corti principesche e niente esibizioni. Da oggi vacanza!"
"Come! Nessuno è venuto ad accogliermi? Ohibò, che disdicevole mancanza! Ma, dopotutto neanche al mio funerale c'è stata poi quella gran folla. Calma, calma.. non spingete e non fate chiasso...darò retta a tutti!"
Cercò di guardarsi alle spalle ma... capì che non era più possibile una cosa del genere, neanche 'tecnicamente'.
Rimase un po' contrariato, ma solo un po', perchè sapeva ridere di sè stesso, sì, ne era sempre stato capace, e adesso qui, gli riusciva particolarmente bene.
Tutto sembrava familiare e nuovo nello stesso tempo. Tutto era così diverso. Diverso tranne...tranne una cosa: la musica. Si, la musica, quella cosa che, ora ricordava, quella cosa che era stata, nella gioia, la sua gioia, nel dolore, il suo dolore... era stata tutta, tutta la sua vita.
Non si sentiva triste, né per sè stesso, né per gli altri. Tutta quella libertà che la sua musica nascondeva e rivelava, tutta quella leggerezza, quell'allegria, quel lavoro, sudore, studio, desiderio, voglia, passione e sdegno, tutta la nostalgia e la tensione, tutto il riposo e il profondo e vero e sacro e sublime amore che la sua musica appena accennava... ora erano qui, rivelati e presenti e soprattutto semplici, semplice e purissima musica.
Potenza e sorpresa, vita e beatitudine della verità in un suono sublime. Quello che aveva sempre avuto nella testa e nel cuore e mai mai era riuscito a rendere suono, musica e armonia.
Incantevole! E incantato ne seguiva il filo, come un sentiero che si dipanava sotto i suoi passi. E lo seguiva come un bambino segue il volo del suo aquilone, con l'allegria e la spensieratezza di un gioco, gridando "Ancora! Ancora! Più in là...non fermarti...portami dove vuoi, portami con te".

Silenzio. Ad un tratto silenzio. Si fermò. Non era deluso, né stanco, né triste. Attesa. Era un attimo di attesa, certo, sicuro di un incontro, certo, sicuro di essere di lì a breve ancora sorpreso e felice.
Sarebbe stato capace comunque di aspettare all'infinito. Non gli importava, non se ne sarebbe lamentato per niente al mondo. Quell'attesa, quel silenzio erano pieni, colmi, densi del colore e del profumo di una certezza. Non avrebbe scambiato un secondo di quell'attesa con cento anni di soddisfazioni terrene. Ci sguazzava come un pesce nell'oceano. Se ne trastullava come un bambino in giostra. 'Ebbro di attesa' si sarebbe detto.
E ricordava un preludio, una fantasia che aveva scritto...'nooo...fesserie, niente di più lontano...' eppure, era stato come il suo primo balbettìo. Lontana eco di qualcosa che esisteva, ora, qui.
Era un fatto. Era lì. Attendeva. Silenzio.
Una voce, no, una musica, no, un fiume di gloria prese a sussurrare intorno a lui.

"Finalmente, qui. Sei arrivato. La mia gioia incontenibile hai fatto passare, come da un pertugio il fumo dell'incendio ha invaso la casa degli uomini. Ma l'incendio sono io e tu solo una fessura. Ché la tua arte non è stata che obbedienza alla mia voce. Quando il tuo cuore, il tuo povero cuore umano, si è lasciato andare a quella che chiamavi la tua passione aprendo anche solo un piccolo spiraglio, io ho esultato libero e sono passato. Sono passato dalle tue mani, dalla tua mente, dalle tue note e lì ho parlato. Con parole discrete, misurate... che se avessi sciolto il mio canto al mondo, il mondo intero e le galassie avrebbero rotto l'ordine e l'equilibrio, impazzendo di gioia. 
Ora potrai sentire da quali sorgenti la tua musica è sgorgata. Potrai inebriarti al profumo del giardino da cui è caduto il seme germogliato in armonia. La mia parola è canto. Il mio amore è sinfonico. La mia gioia è danza... continuerai a suonare, in eterno a parlare con me...lo vuoi?"

Silenzio. Non osava rispondere. Tutto questo per lui, per il povero 'lui' che era? Fu un momento. Ricompose in un istante tutta la sua musica, tutti gli studi, gli scherzi, le sonate e le sinfonie, le opere e le sacre armonie cantate e capì che era niente. Niente. Quello che il mondo intero avrebbe osannato per secoli, per secoli ascoltato in lacrime e purissima gioia umana... era niente, niente di suo.
Eppure come gli apparteneva! Tutto, fino all'ultima più piccola pausa, all'ultimo bemolle dell'ultimo pentagramma, all'incompiuto sonoro dolore di quella nota che non riusciva a trovare. Tutto aveva bevuto e donato al mondo intero.
"E come potrei non volerlo, mia gioia e felicità in compimento? Per sempre...sì"
"Allora vieni a liberare la tua musica e rallegrati per sempre... vieni Amadeus"


I re Magi a Milano

Che il viaggio fosse lungo lo sapevano....ma che arrivassero anche a casa mia...è davvero un regalo.
Buona Epifania!!

Il viaggio dei cercatori del Vero

Cioè il nostro viaggio. Quale viaggio? Ma quello dei santi re Magi.
Dopo lungo e periglioso viaggio, stanotte arriveranno a destinazione, guidati e consolati dalla stella.
Mica sarà stato facile il loro viaggio, e neanche il nostro.
Ma che uomini quei tre!
Quale certezza avevano in fondo se non il desiderio del loro cuore? Il desiderio del vero, nato quando era nato il loro cuore di uomini, ed un segno nel cielo che, chissà come, sentivano corrispondente.
Anche da un assassino fedifrago come Erode si sono lasciati guidare, ma sempre lasciando al primo posto quella voce insistente, che li spingeva a cercare, a camminare.
Che uomini quei tre!
E pensare che rappresentano tutti, ma proprio tutti gli uomini del mondo...se solo volessimo!




La Stella di Natale di Boris Pasternak

C’era l’inverno.
Soffiava il vento dalla steppa.
E freddo aveva il neonato nella tana
sul pendio del colle.
L’alito del bue lo riscaldava.
Animali domestici
stavano nella grotta,
sulla culla vagava un tiepido vapore.
La notte di gelo somigliava a una fiaba
e, dalla nevosa catena dei monti,
nella tormenta, qualcuno
per tutto il tempo scese invisibile tra loro.
Per quella stessa strada, per quegli stessi luoghi,
alcuni angeli andavano in mezzo alla folla.
L'incorporeità li rendeva invisibili,
ma a ogni passo lasciavano l'impronta d'un piede.
Una folla di popolo si raccoglieva presso la rupe.
Albeggiava. Si delineavano i tronchi dei cedri.
“E voi chi siete?” domandò Maria.
“Noi stirpe di pastori e messaggeri del cielo,
siamo accorsi a cantar lode a voi due”.
“Non si può tutti insieme, aspettate alla porta”.

Nella foschia di cenere, che precede il mattino,
battevano i piedi mulattieri e allevatori.
Gli appiedati imprecavano contro quelli a cavallo;
e accanto al tronco cavo dell'abbeverata
mugliavano i cammelli, scalciavano gli asini.
Albeggiava. Dalla volta celeste l'alba spazzava,
come granelli di cenere, le ultime stelle.
E della innumerevole folla solo i Magi
Maria lasciò entrare nella cavità della roccia.
Lui dormiva, tutto splendente, in una culla di quercia,
come un raggio di luna dentro il cavo di un tronco.
Invece di pelli di pecora
le labbra di un asino e le nari di un bue.
Ad un tratto qualcuno, un po’ a sinistra nell’oscurità,
con la mano scansò dalla culla uno dei Magi
e quello si voltò. Dalla soglia la Vergine Maria
guardava come un ospite la stella di Natale.

La principessa Capricciosa 1

C'era una volta una principessa. 'Mbè?!' mi direte 'tante volte ci sono state principesse, specialmente nelle favole!'
Sì, non è la prima e non è l'ultima.  Certo è che era unica!
'...in che senso?'... sì, adesso vi spiego... calma e con ordine.
Codesta principessa, cari signori dai gusti difficili... codesta principessa dicevo, era una lagna di prima categoria. La chiamavano 'la Capricciosa' e, al contrario della famosa pizza, non era per niente invitante nè facile da gustare.
Non le andava mai bene niente: la corona troppo stretta, il trono troppo alto, la parrucca con troppi capelli, i pizzi troppo traforati, i vestiti troppo stirati. La carrozza troppo scomoda, i cavalli troppo lenti, della serva non andavano bene i denti. Il castello troppo freddo, i gioielli troppo brillanti, delle scarpe i tacchi troppo bassi e perfino sulla strada non le piaceva la forma dei sassi.
Insomma a poco a poco aveva perso tutti gli amici, e anche i conoscenti facevano fatica a salutarla per strada.
Ma la cosa che soprattutto non le piaceva, e non se n'era ancora accorta, era proprio essere una principessa!
'Caspita! Una bella rogna non voler essere quello che si è!'
Sì, davvero, è il problema dei problemi, la disdetta delle disdette, il guaio dei guai, il fastidio dei fastidi.

Tutti l'avevano capito ma, figuriamoci, lei ancora no e continuava a fare i capricci su tutto, anche se tutto non c'entrava niente.

Un bel giorno, bruttissimo secondo lei, uno dei principi azzurri ancora rimasti scapoli, arrivò al castello per chiederla in sposa.
Il poverino veniva da molto lontano e, strano ma vero davvero, non aveva mai sentito parlare del caratterino di questa fanciulla. Vagamente aveva saputo della sua esistenza e del fatto che fosse in età da mettere su famiglia; questo, ahimè, gli era bastato per decidere di salire sul suo destriero e correre a chiedere la sua mano.
'Che fretta avrà mai avuto il malcapitato?'
Dovete sapere che questo principe era la più buona pasta d'uomo che mai regno delle favole abbia conosciuto. Era soprannominato 'Labbro Lieto' perchè cantava sempre ed era davvero soddisfatto del suo regno. Gli sarebbe bastato avere quello che aveva e non avrebbe voluto cambiare mai.
'Più che Labbro Lieto gli stava meglio Frescone come soprannome, 'na noia!'
Aspettiamo la fine della storia, poi giudicheremo. Sta di fatto che un giorno il re, suo padre, vedendosi invecchiare, gli disse che doveva decidersi a dargli dei nipoti per assicurare una discendenza alla famiglia reale.
Così il principe, suo malgrado, prese l'Annuario Principesco, che è un librone peggio delle pagine gialle con l'elenco di tutti i principi e principesse scapoli e nubili dell'anno corrente, lo aprì a caso, e ad occhi chiusi, puntò il dito proprio sul nome della principessa Capricciosa.
'Ma non ci hai detto come si chiamava realmente!'
Sapete che non mi ricordo!? Erano tutti abituati a chiamarla così che il suo nome vero si è perso nella notte dei tempi... andrò a cercare l'Annuario Principesco e poi ve lo dico.

Com'è come non è... il principe partì in un battibaleno alla volta del regno dove abitava la fanciulla, impettito e stirato di fresco. Deciso, baldanzoso e fiducioso nel futuro.
Anche questo principe azzurro cavalcava, e come tutti i principi azzurri andava un po' serafico incontro alla sua bella dose di guai.

(1 continua)

il tempo che passa

...sì è vero...non mi piace il veglione di capodanno, non mi piace quel ballo sulle macerie dell'anno che passa, quell'aria decadente, quel buttarsi alle spalle tutto...'tanto peggio, tanto meglio'. Finita la festa si vedono per strada solo i rifiuti...poveri cuori desolati... come una speranza mal riposta
Certo che è bello fare festa, ma io voglio tenermi tutto: e il passato e il presente e quello che verrà. E voglio farlo senza dimenticare niente di me e di tutto quello che amo. Quello che ho sbagliato mi sia di insegnamento, quello che ho fatto bene per ricordarmi di esserne grata, chi mi ha trattata male per ricordarmi che niente mi è dovuto, e chi mi ha amata? Come una perla preziosa nello scrigno...e ogni tanto da indossare per farmi bella. Sì perchè davvero uno si riscopre bellissimo quando guarda il bellissimo volto di chi ama.
E tutto e tutti quelli che perdutamente amo perchè la mia preghiera sia piena di certezza nel futuro: la vera festa è che il tempo passa e c'è Uno, oggi, che ci conserva, esalta e rende sempre più vero il nostro amore.
Auguri di cuore.