scarpine

Dorothy era una bambina allegra con tre amici, gli zii e un cagnolino. Volata lontano da casa nel turbine di un uragano, ha ritrovato la strada del ritorno su un sentiero d'oro e con ai piedi un paio di luccicanti scarpette rosse. I suoi tre amici avevano un desiderio ciascuno, proprio come lei. Si sono accorti poi che la risposta non era lontana da loro... era in costruzione mentre camminavano e affrontavano le prove per arrivare alla meta, in un certo qual modo la risposta era nelle prove, nei limiti, nei sacrifici e nella paura... pur essendo un'altra cosa... proprio come un frutto è già dentro il tronco dell'albero ma.... provate a mordere un ramo anzichè una bella e succosa pesca! Occorre aspettare la stagione e curare l'albero.
Bisogna rileggere  'Il mago di Oz' insieme ai bambini per capire che la prova è già frutto.

Un'altra donna... altre scarpette.
Dona Prouheze che conosce la propria fragilità, che, disarmata, teme la propria passione.
Non è una bambina facile alla fiducia, la sua strada non è fatta di mattoni d'oro. E' il terreno accidentato della tentazione. Per camminare sulla lama affilata dell'amore per un uomo, che non può dire suo, decide che è meglio togliersele quelle scarpe. Assurdo? No, atto più fiducioso di quello di una bambina, più coraggioso perchè non è facile né spontaneo, è la voce di tutta la fragilità. Realisticamente l'unica che ha possibilità di essere udita. Così la scarpina di raso rimane ai piedi della Madonna.
Strana donna la Madonna! Pare si compiaccia di più dei suoi fragili fragili figli, quelli macchiati dalle passioni assecondate, tormentati dalle tentazioni brucianti... che non dei suoi meravigliosi Santi.
Già, ma anche i Santi avevano il loro bel campionario di passioni e tentazioni... qualcuna addirittura da guinnes dei primati!

Bisogna rileggere 'La scarpina di raso' di Paul Claudel, per capire che la tentazione non ci divide dal bene, quasi quasi è come la strada d'oro di Dorothy!

...poi le belle scarpette servono anche per andare a ballare... ne voglio comprare un paio...
ciao ciao

dipendenza

Ci sono giornate di corsa corsa corsa senza un attimo di respiro. Vorresti appoggiare la testa e ti sorprendi a dire: "Ok... vada come vada, non posso dare di più".
Poi ti guardi sconsolato e vedi che non hai proprio dato ancora niente. Impotenza assoluta, non puoi cambiare il corso delle cose e le cose non cambiano te.
Immobile nel mezzo del guado mentre sale la corrente.
Ecco, proprio lì, proprio nel punto esatto in cui è inevitabile rendersi conto che nulla dipende da te... lì ti abbandoni e capisci che la corrente non ti porta a schiantarti giù dalla cascata, ti conduce dolcemente dove tu non avresti mai sperato di andare, dove con le tue forze non saresti mai riuscito ad arrivare.
Siamo fatti per una terra promessa che già ci portiamo nel cuore... ma Dio com'è difficile a volte abbandonarsi e continuare a crederci!!

lucciole nel buio



Tutte le volte che dirai 'è buio'
Tutte le volte che non saprai distinguere il sentiero, tutte le volte che sentirai un nodo alla gola e le lacrime scivolare dagli occhi, tutte le volte che avrai le pile scariche e ancora tanta strada da fare.
Tutti i momenti in cui sentirai la risposta sorda della solitudine dopo una tua timida domanda, e quando avrai voglia di arrenderti all'onda e lasciarti trascinare alla deriva.
Tutti i momenti in cui anche solo una parola saprà strapparti il cuore, tutte le volte che lo vedrai sanguinare. Quando sentirai la scarica elettrica della rabbia salirti alle tempie per un rifiuto sfacciato e ingiusto, e dopo, quando la colpa ti accuserà nel silenzio. Quando tutto intorno a te riderà mentre tu avrai solo voglia di piangere, quando dovrai fingere di essere sereno per difendere un fragile fragile amore, quando dovrai parlare e avrai solo desiderio di silenzio, quando il silenzio ti peserà come un macigno sull'anima. Quando sentirai anche l'aria costringerti come una catena di ferro e quando implorerai un freno alla troppa troppa libertà.
Quando saprai che la tua scelta si chiamerà errore ma tua sarà la mano da giocare, quando avrai solo desiderio di tornare indietro, quando avrai solo desiderio di fermarti.
Quando penserai di aver perso il tuo turno e il tempo e la giovinezza e la vita e l'universo intero....

pensa e ricordati di questo istante in cui ti accorgi di una piccola voce, come una lucciola nel buio: è un altro che ti dice 'io ti voglio così, ora, da sempre e per sempre'
E forse perdonerai questo infinito amore che ha donato te... a te stesso e al mondo intero.

per andare a ballare

Guardava le ragazze passare e si ricordava, quante e quante volte erano usciti insieme! Lei si chiamava Elvira. Aveva i capelli castani, raccolti alti, a coda di cavallo, lunghi e morbidi le ricadevano sulle spalle. Mai ferma quella testolina, capelli come onde, come fronde dei rami al vento di marzo. Le stava bene il nastro giallo, le stavano bene i guanti corti e quelle scarpette basse, da innamorare!
L'avrebbe accompagnata in capo al mondo, ma lei faceva la cassiera all'Upim, non aveva in testa grandi sogni: qualche domenica al parco, in estate il gelato 'da passeggio' e in inverno un cinemino con le amiche.
Profumo di colonia e saponetta Palmolive.
Però a ballare ci andavano! E che piroette!
Le belle gambe mai ferme, impaziente che qualcuno la invitasse, scalpitava e rideva forte. Ma non doveva mai aspettare molto, aveva sempre intorno qualcuno... che gelosia! Da rodersi...
Certo che lui era il preferito, il migliore, quello a cui lei teneva di più. Ne aveva cura, ne era orgogliosa.
Non avrebbe potuto permetterselo, ma dopo molti sospiri e risparmi era finalmente riuscita a comprarlo, fu amore a prima vista: 'voglio quello in vetrina, quello giallo a pois, in cotone batista, con il collettino rotondo' e la vita stretta segnata da un bel fiocco discreto.
Era il suo vestito delle domeniche estive, quello del primo appuntamento, quello delle sale da ballo.
Quanti ricordi!
Quanta musica in quegli splendidi anni cinquanta, gioventù in bianco e nero, che copriva l'eco ancora vicino dei bombardamenti con il fruscio dello swing, con il crepitare di quel motore già nato ribelle: il rock and roll.
E lui le girava intorno, le faceva la ruota... intorno alla sua bella e giovane Elvira.
Poi l'hanno chiuso in un armadio, odor di naftalina, anni di buio. Ogni tanto una bambina apriva quella scatola, affondava le manine tra le pieghe, lo indossava, così per giocare. Che buffo vestito! Il vestito della mamma, il vestito della nonna da ragazza!
Ora anche Jessica era cresciuta, 'ma che nomi legate sui vostri figli adesso, figli miei?'. Aveva trovato un negozietto Vintage 'nonna posso vendere il tuo vestito? E' un affare'
Ma si, inutile stare attaccati alle cose, quando si è vecchi i ricordi sono tutti già al sicuro, si diventa più ricchi, non servono più tanti oggetti, come se si sapesse con certezza che fra poco i giorni passati torneranno a vivere davvero, e per sempre... fuori dalla naftalina Elvira!!
'Ma si Jessica, se ti fa contenta..'
Ed eccolo lì, di nuovo in vetrina. Ma come era cambiato il mondo! Quanti anni? 50? 60?
Le ragazze? Si, qualcuna era carina, un po' sfacciatella ma carina... mai però quanto la sua Elvira... anche oggi, intravista da una scatola, da sotto lo strato di naftalina... ancora dolce e vivace... la sua Elvira, pur con i capelli bianchi, quelli che un tempo così morbidi e lunghi lo accarezzavano sulle spalle!
Elvira, la graziosa, con la gonna a palloncino e la sottoveste di pizzo.

...ricominciare è sempre un regalo!

Ecco che domattina ci rivediamo. Sarete tutti belli abbronzati,  biondi o mori tutti più alti, perchè in tre mesi i bambini schizzano in alto,  e con un sacco di cose da raccontare, tutte in una volta... tutti in una volta. Non avrò orecchie che per voi, occhi  belli aperti (spero) su di voi, attesa solo per voi....  i pensieri, beh, lasciatemene un po' anche per me!

Una volta il primo giorno di scuola aveva una poesia tutta sua. Il profumo di gomme e matite che prende il posto di quello della salsedine, il primo giorno di scuola ha la sua stagione, i suoi colori... che dovrebbero essere il giallo, il rosso il verdone dell'autunno. Il sapore delle lacrime, se non proprio delle tue, almeno quelle del piccoletto laggiù che non ha ancora capito come funziona.
La cartella nuova, i quaderni intatti, i libri che si aprono a fatica e che sanno di cose ancora da imparare, perciò di sorpresa, con le figure nuove, con le parole nuove, non ancora consumate dalla lettura e dai compiti.

Cos'è per voi adesso il primo giorno di scuola?
Dovete dirmelo voi, io posso dirvi il mio.

Le mie vacanze strane e faticose forse vi porteranno qualcosa, di certo vi hanno già tolto qualcosa... avevo in mente grandi progetti.... non sono riuscita a metterne in cantiere neanche uno.
Ma forse è meglio così, troverete una maestra con tanta stanchezza ma altrettanta voglia di vedervi, una maestra più disposta a lasciarsi portare che a portarvi, ma forse è proprio quello di cui avete bisogno: non grandi ambizioni, non grandi progetti per darsi un po' di arie (perchè anche le maestre si danno delle arie... anzi... moltissime a volte), soltanto una certezza la mia fragile fragile risposta a voi che mi chiamate a fare quel che mi spetta: assistere allo spettacolo della vostra vita che prende il volo.
Buon anno ragazzi... controllate la vostra maestra!!

ciao, ciao

Per-dono

Sì, è il caso che parli un po' di lei. E' uno dei quadri di Caravaggio che mi piace di più. La Maddalena penitente. E' l'immagine dell'abbandono, della resa, del... finalmente sei con me...
Una lama di luce taglia un angolo di spazio in alto a destra. La luce di Caravaggio è il segno della Grazia, giusto?
Qui è una luce discreta, quasi un ritirarsi in silenzio dopo la lotta e i pianti. 'Se ti abbracciassi ti ucciderei di troppo amore'... come è più grande l'amore  quando a volte si ritrae, trattiene l'impeto, si mette in disparte in silenzio.
Ma gli occhi non li toglie da lei, vigila sulla sua rinnovata creatura. Resta in piedi a guardarla, a vegliare gli ultimi sussulti del pianto... quanto avrà singhiozzato questa povera ragazza prima di cedere all'evidenza!
E cedere vuol dire proprio mollare la presa, lasciare tutto quello che pensi ti sostenga, che pensi sia tuo di diritto, il luccicare dei tuoi gioielli, la morbidezza delle vesti, la tua casa, le tue infatuazioni, il tuo nome, le tue faccende... tutto.
La prospettiva rimpicciolisce l'immagine ma non la annulla, sottolinea solo la sua povertà non cancella la sua dignità. Ora Maddalena è più bella, non ha più difese, non paraventi di vergogna. Ora sa di essere veramente e definitivamente amata, e non perchè si è dimenticata della sua vita passata... anzi, più se ne ricorda più sale la marea della gratitudine e della pace. Proprio lì dove erano rabbia e vergogna, buio e vuoto, lì ora lei vive di gratitudine.
La testa reclinata sulla spalla, il caldo colore dei capelli, la fisionomia... ricordano un altro quadro, un altro personaggio, e non solo perchè Caravaggio ritrae la stessa modella: 'Riposo durante la fuga in Egitto' Maria si appoggia, stanca, al suo bambino. E' lo stesso abbandono, lo stesso sospiro e, se guardo bene, mi accorgo che non è proprio la mamma che regge il figlio, ma il Figlio che sostiene questa povera umanità stanca e fragile.
E cosa c'è di più fragile di un povero cuore che non sa di essere amato, che mendica un po' di pace e di certezza, che ha sete di uno sguardo di simpatia, di una parola che comprende, di un gesto che sa condividere?
Cosa c'è di più fragile di una umanità che ha bisogno di perdono?

adrenalina

Mi dicono che gli avventurieri girano il mondo alla ricerca di terre inesplorate, impavidi, sfidano l'impossibile, si tuffano nell'ignoto contenti di sentirsi sbattere i nervi dalle scariche di adrenalina... via per  cielo, terra e mare! Oppure quelli che si giocano una vita in guerre che non gli appartengono, solo per il gusto di provare un'emozione forte.
Niente di più falso!
Gli avventurieri sono quelli che girano per uffici comunali, caf e asl. Quelli che cercano il numero di una via e si accorgono che non solo è sbagliato ma neanche la via era quella giusta. Gli impavidi sono quelli che si tuffano in centro all'ora di punta cercando un posteggio e sperando che i marciapiedi siano a prova di sedia a rotelle.
Se vuoi farti una bella dose di adrenalina non hai che da passare da un ufficio all'altro attraversando la città e sperando di arrivare in tempo prima che chiuda.
Partecipare ad una battaglia è guardare in faccia l'impiegato che ti dice che manca un certificato e non metterti a piangere come un vitello.
 E quando arrivi in fondo alla giornata, e vedi che comunque ce l'hai fatta, ripensi al percorso e ti sorprendi: eh già... se fosse andata diversamente, se non ti avessero chiuso quella possibilità all'inizio, non avresti potuto trovare quello che cercavi in così breve tempo!! Ma pensa te! Potevo fidarmi dall'inizio, mi sarei anche rilassata!

Ma lo sapete voi che è più facile ottenere assistenza agli anziani in un comune piccolo piuttosto che in uno grande?
E che è davvero provvidenziale il fatto che io non abbia dovuto richiedere il fisioterapista a Milano ma nel comune dove abito?
Perchè ragazzi... io avrò anche la patente ma stamattina è stata la Provvidenza a guidare! E i signori che cercano emozioni in capo al mondo un tale compagno di avventure se lo sognano!!
ciao ciao!

desideri: il filo di Arianna

Tanto per essere chiari, la famosa lampada di Aladino a me non basterebbe.
Eppure non è sempre stato così.
Tempo fa, quando ero bambina... perciò ieri... mi ero fatta una promessa 'io non voglio desiderare niente, perchè niente si avvera, è una illusione'.
C'è stato chi non mi ha creduto, e non è difficile capirlo. E' un giuramento terribile, per una bambina poi sembra davvero impossibile nella sua assurda lucidità.
Eppure è vero, potrei ricordare il giorno e l'ora, sicuramente mi ricordo dov'ero.
Non desiderare niente, è matematico, sarebbe peggio che morire, sarebbe come arrestare la vita continuando a camminare, fare cose... solo che non è possibile, è un assurdo, è illogico.
Intanto è una contraddizione: 'desiderio di non desiderare' ridicolo!
Poi è veramente difficile rimanere fedeli al proposito, e questo è un vero gentile imbroglio del Padreterno che ci ha fatti irrimediabilmente dotati di un cuore, che è la vera e incontenibile macchina dei desideri.

Naturalmente c'è una spiegazione per questo insano gesto infantile... ma non la dirò.
Sta di fatto che ad un certo punto, ad un certo misericordioso e violento punto ho capitolato, si è aperto il suolo sotto i miei piedi ed è iniziato a straripare il fiume benefico e vitale dei desideri.
Attenzione, non dico che è una cosa indolore, non parlo dei desideri di Biancaneve (quella di Disney... perchè l'originale mi sembra molto meno romantica), è una continua ginnastica. Ma non capisco perchè nell'era del fitness e del sudore, tuo che paghi fior di quattrini, si faccia così fatica a capire che anche l'animo deve sudare per tenersi in forma!

Allora forza! Lascia sparare in alto il geyser dei tuoi desideri! Ma non lasciarli andare così di botto! Acchiappali e guardali bene, spesso sono come le scatole cinesi, ne apri uno e ne nasconde un altro... per trovare la sorpresa devi arrivare in fondo al gioco... e non è uno scherzo, si trova sempre qualcosa... solo che le dimensioni sono al contrario, più ti addentri e più la scatola diventa grande grande.
Così dentro al desiderio della fanciulla che smania per il suo principe brufoloso c'è il grande desiderio dell'essere amati.
Dentro la rabbia per un litigio può nascondersi il desiderio di giustizia.
E cos'è quella cosa che spinge due amici a discutere sull'ultima partita di calcio, se non il piccolo terminale del grande desiderio di verità?

E poi che ci fai con i tuoi desideri?
Bè... è una considerazione che non invento certo io ma se l'essere umano ha lo stimolo della fame e della sete, mi fa pensare  che esista qualcosa che sfama e che disseta, perchè non può essere così per il desiderio?
Non voglio certo vivere romanticamente per il puro gusto di desiderare!
Non mollare il filo di Arianna, il desiderio ti deve portare al mare della soddisfazione!
SPLASH!!!

imprevisto

O mio babbino caro,
mi piace è bello, bello;
vo'andare in Porta Rossa
a comperar l'anello!
Sì, sì, ci voglio andare!
e se l'amassi indarno,
andrei sul Ponte Vecchio,
ma per buttarmi in Arno!
Mi struggo e mi tormento!
O Dio, vorrei morir!

Babbo, pietà, pietà!
Babbo, pietà, pietà!






(da 'Gianni Schicchi' musica G. Puccini)


Fra pochi giorni verrà ad abitare con me il Mistero. Un padre da accudire come un figlio. Evento inatteso, l'imprevisto bussa alla mia porta. Sarebbe facile compiacersi anche di una simile cosa... ma per eliminare questo pericolo sono stata dotata di una dura cervice e di un carattere piuttosto egoista. Non ho certo la vocazione della crocerossina, mio padre è sempre stato un vero rompiscatole e questo fatto mi rompe diversi piani.... proprio come li romperebbe un figlio inatteso. Un dono mica sempre è ben confezionato, però è sempre qualcuno che ti chiama... almeno voltarsi e rispondere per buona educazione?
Senza contare che la fatica più grande non è la mia. Era così felice di essere a casa sua dopo due mesi di ospedale, e per quanto vicino a sua figlia, in questa casa si sentirà sempre un ospite. Gli anziani hanno bisogno delle loro abitudini come le sponde di un fiume. Ma questa acqua che corre al mare ha gli argini sempre più bassi: ci vuole coraggio per essere vecchi, io non posso fare altro che assistere, nel senso di guardare e imparare.
Ecco allora che questo dono è il Mistero in persona, non so cosa sarà, se sarò capace o no, quante volte al giorno perderò la pazienza, se saprò cogliere le occasioni, so solo una cosa: è per me, ancora una volta, se pur come figlio, mio padre mi genera ancora.
Grazie

Ospizio

A Milano la 'Baggina' ha sempre voluto dire una cosa sola: vecchiaia, vecchiaia e solitudine. L'ultima casa dei nonni soli e poveri, l'abbandono e la miseria, l'attesa della morte senza consolazione e conforto.
Ora non è più così. Il 'Pio Albergo Trivulzio', si proprio quello, passato alle cronache di tutta Italia come l'emblema di una stagione di vergogne di altro genere, l'inizio delle cosiddette 'mani pulite', quando il legittimo desiderio di giustizia ha iniziato a costruire gogne e forche senza saper distinguere colpevole da innocente.
Quel 'Pio Albergo', con buona pace di tutti gli onesti e i disonesti, è cambiato decisamente in meglio, forse non 'il' meglio... ma è cambiato.
Comunque, per quanto migliore, pur sempre di ospizio si tratta.
Adesso dicono 'casa di riposo' con la solita stolta illusione che il solo cambiamento delle parole basti a trasformare la realtà.
Io continuo a chiamarlo Ospizio, ricordando che il seme di questa grande parola sta nell'Ospitalità. C'è differenza? Eccome! Per andare a riposarmi in una casa posso essere anche da sola, l'ospitalità implica una compagnia: l'ospitato e colui che ospita, chi accoglie... io con te.

Ero andata a trovare una nonnina, sola al mondo, quasi centenaria. Lo scricciolo si muoveva in quegli stanzoni come fosse a casa sua. C'era tizia da aiutare perchè non riusciva più a mangiare da sola, caio che  aveva bisogno di essere ascoltato, un'altra amica che, non potendo andare a messa, chiedeva la comunione. Sempre qualcosa da raccontare, sempre una preghiera da dire per qualcuno, sempre qualche piccolo regalo da tirar fuori da quel comodino pieno di immaginette e libri sacri, ma anche di biscottini e quella tal bottiglia di amaro, tenuta in serbo per l'amica che capitava a trovarla una sola volta all'anno.
La signorina Ines aveva sempre un gran da fare. Piena di anni, di bene e di preghiere.
Un affetto delicato e tremante in quelle manine mai ferme. Sola al mondo e capace di abbracciarlo tutto, quel suo povero mondo chiamato Baggina, lo spauracchio di tutti i vecchi milanesi.
Ero andata con la mia amica Rita. Era la prima volta che entravo lì dopo che ci era capitato a morire il mio nonno, tanti anni prima.
Ho guardato in silenzio la signorina Ines, l'ho ascoltata, l'ho sentita ridere e parlare delle sue amiche, ricordo sempre discorsi sui bisogni degli altri, non una pretesa per sè, neanche una.
Non un lamento, neanche verso i capricci della fastidiosa compagna di camera.

Venuta l'ora di andare, ci siamo incamminate verso la macchina, ma al cancello, senza nessun preavviso, sono scoppiata a piangere come una fontana, uno di quei pianti che fanno i bambini, con singhiozzi annessi.
Ma perchè? Chi erano per me tutti quei nonni lì dentro?
Chi era per me la signorina Ines?
Dopo qualche tempo ho capito, ho rivisto tutto come in un film... chi avevo visto trotterellare là dentro se non Gesù Cristo in persona? No, non sono una visionaria, lo giuro. Quella donna era letteralmente la carezza di Cristo per tutta quella gente. Cristo che piange con i piangenti, che soffre con i sofferenti, che aspetta un conforto, che si fa demente con chi non sa più di essere al mondo.
Neppure lei sapeva di essere la faccia di Dio, ma io quel giorno ho sfiorato il mantello di Cristo... e tutti quei nonni, tutti, siamo noi, e mica come metafora, no, no, realmente, siamo noi che abbiamo bisogno della piccola ciabattante signorina Ines che ci accarezza con la mano di Dio, un Dio che non sta nell'alto dei cieli, ma qui, a vivere la nostra stessa identica miseria.
Era un pianto di stupita gratitudine... ancora oggi.